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Prima o poi ci si affeziona, ai fallimenti.

Ricordo quando acquistai Nocturama di Nick Cave & The Bad Seeds. Era il giorno dell’uscita — o forse il fine settimana immediatamente successivo — e io ero a Berlino. A ripensare oggi ai legami del gruppo con la capitale tedesca, quasi da non crederci. Allora non ci pensavo.

Cosa ci facessi a Berlino a ridosso dell’uscita di Nocturama è presto detto, se considerate che nel 2003 avevo 19 anni. E a quell’età a Berlino, a inizio millennio per giunta, ci si va per un motivo solo: la gita di fine anno della quinta liceo. Avevo addocchiato quel grande negozio di dischi nelle vicinanze di Alexanderplatz già nei giorni precedenti — quello di avere dei radar per le librerie o i negozi di dischi , grandi o piccoli essendo entrambi, è una delle poche doti di cui meno vanto. Non appena il professore ci concesse il classico momento liberi tutti («ci troviamo qui tra quarantacinque minuti esatti, non fate scherzi»: in quarantacinque minuti sarebbe stato difficile portarsi a letto la biondina della classe accanto, incubo di tutti i professori che accompagnano studenti di liceo in gita, altro che le droghe) — non appena arrivò il via libera, mi fiondai dunque nel negozio per acquistare Nocturama, ancora oggi l’unico souvenir da Berlino in mio possesso.

Nel 2003 non c’era possibilità che ascoltassi un disco acquistato a Berlino prima di fare ritorno a casa. Avrei potuto portarmi dietro il lettore portatile, ma era ancora il tempo in cui prendere un aereo per una gita scolastica voleva dire accettare alcuni dogmi tra i quali il divieto di utilizzo di un discman durante il volo perché avrebbe potuto disturbare le frequenze radio delle comunicazioni con la torre di controllo: e chi ero io per mettere in discussione l’incolumità non solo della mia classe, ma anche di quella a fianco nel corridoio, in gita insieme a noi?
Nel 2003 non c’era poi la possibilità – per un italiano in gita a Berlino – di leggere la recensione di un nuovo disco prima di averlo ascoltato. Soprattutto, in quell’anno i dischi si compravano ancora, e vien da sorridere — per la tenerezza — a pensare all’industria discografica dell’epoca, reduce dagli sberloni di Internet, che cercava di correre ai ripari nei modi che tutti conosciamo: da lì a qualche mese un oggetto chiamato iPod, dove i più ci caricavano gli mp3 scaricati illegalmente, sarebbe diventato di massa lanciando la biglia d’acciaio sul piano inclinato della fruizione musicale come la conosciamo oggi.

Nocturama al primo ascolto apparve un disco strano. Arrivava dopo il culmine di una rarefazione musicale di Cave e dei Bad Seeds che da The boatman’s call aveva portato alla misticità di quello che oggi viene unanimemente considerato il capolavoro assoluto della seconda (o terza) fase dei Bad Seeds, No more shall we part . Fin dall’inizio si avvertiva l’aria di un cambiamento di rotta, e non solo perché era ormai ufficiale la fine di uno tra i sodalizi musicali migliori (e all’apparenza più forti) della musica degli ultimi 30 anni, quello tra Cave e Blixa Bargeld (vedi, Berlino?); nel corso del disco la mutazione prendeva corpo, per esplodere in tutto il suo splendore nella conclusiva “Babe, I’m on fire” con i suoi 15 minuti di violento e tribale blues sostenuto da un giro di basso ipnotizzante e dalle scariche dell’Hammond. Addio Blixa, ora ci tocca quello con la barba. E sarebbero poi venuti i Grinderman e l’ultima fase di Cave e di tutta la banda. Un gruppo ancora capace di dire la sua, intendiamoci, ma un’altra cosa.

Nocturama contiene una delle mie canzoni preferite dei Bad Seeds: “He wants you”. Credo che anche Nick Cave e i suoi fan lo pensino, perché il brano è perennemente presente in tutte le playlist che si scovano qua e là per la rete e – a memoria – è l’unico brano del disco ad apparire nella raccolta celebrativa di qualche anno fa Lovely creatures. Una canzone che, da sola, è in grado di sostenere tutto il disco.
Ma Nocturama è anche l’album più bistrattato tra quelli incisi dai Bad Seeds. Critica e fan per una volta compatti nel decretare il fallimento del lavoro in una discografia sin lì impeccabile. Nick Cave lo sa, e se ne dispiace.

Da quando è riuscito a superare l’ultimo dei tanti ostacoli della sua vita, la perdita del figlio Arthur, Nick Cave ha ripreso a dialogare. Anzi, ha forse aumentato la portata del suo dialogo, non essendo mai stato così loquace — nella maniera di Nick Cave, quindi con grande dose di sarcasmo. Da qualche mese gestisce una newsletter, The Red Hand Files, dove a cadenza più o meno regolare risponde a chiunque gli scriva. A volte si limita a commenti telegrafici, altre volte le risposte sono lunghe e serie, e sempre le risposte finiscono riprese da tutti i siti di informazione musicale del pianeta.

Oggi ha risposto a cinque fan provenienti da altrettante diverse parti del mondo (Stati Uniti, Portogallo, Australia e Somalia). Gli chiedevano conto di Nocturama:

Personally, I like Nocturama. I like that it is out there, moving around the place and spoiling things. I like it that someone may accidently play it at a party and people start throwing up in the ashtrays. I like it that everyone stands upwind from it. I especially like it that of the sixteen records the Bad Seeds have produced we only have one Nocturama, whereas with some bands half their records are Nocturamas, and with most bands all of their records are Nocturamas.

I think that in the end we all need our Nocturamas. Your Nocturama may, indeed, be the most important thing you ever do. Failure fortifies us. It moves us forward. It strips everything back to its essential nature and leaves us clean and pure, ready to begin again. You don’t create something as problematic as Nocturama without a certain risk and a little courage and the temerity to fail. I love this troubled record for that. It may just be my favourite.

Ed è da quando ho aperto la mail che non smetto di ascoltare il disco, ripetendomi quanto sia bello — ora come allora.