Non succederà.

Lo riabiliterà la Corte di Strasburgo. Si ricandiderà. Farà l’ago della bilancia nel paese del tripolarismo e governerà con il Partito Democratico nella prossima legislatura.

Intanto, il programma. Aumento delle pensioni minime. Via la tassa sulla prima casa, via la tassa sulla prima auto. Pensioni alle mamme, le «nostre mamme». Finanziare canili e gattili, perché sono gli animali il futuro dell’umanità. Bene, benissimo. Ma da un leader liberale e liberista, l’unica cosa sensata che avremmo voluto sentire a proposito di pensioni è questa:

Se vinceremo, aboliremo la pensione. Perché è inutile prendere ulteriormente in giro i giovani che oggi pagano contributi senza i quali il sistema non sta in piedi. Giusto che quei contributi li versino in fondi pensionistici integrativi e in investimenti che un domani, quando anche per loro il meritato riposo dovrà essere un diritto e non un miraggio, garantiscano loro una vecchiaia serena. E quanto al sistema che crollerà, chiedete il conto alla sinistra che ha mandato in pensione lavoratori statali con meno di vent’anni di contributi versati, e ai sindacati che quei lavoratori e quei sedicenti e falsi diritti acquisiti hanno sempre difeso.

Ma non succederà, statene certi.

Il declino del berlusconismo in un’immagine.

C’è un’immagine che, più di tutte, sintetizza il declino del berlusconismo almeno come lo abbiamo conosciuto fino ai giorni nostri.

E’ un’immagine che dice più di mille parole, che pure si stanno sprecando abbondantemente sia sulla carta che sulle labbra che (in piccolo) pure su questo spazio. Dice più del dibattito infantile sugli utili idioti o sugli idioti inutili, dibattito che pure ha un suo fondo di verità da entrambe le parti. Dice persino più dei club Forza Silvio che fanno ancora più ridere dei club di Forza Italia di vent’anni fa; basta parlare con uno che quei club li ha frequentati per capire come la strada presa sia tra le più sbagliate, a meno che l’obiettivo non sia quello di formare una classe (ehm) dirigente (ehm ehm) di esaltati, approfittatori e ogni altra categoria sociale tendente allo spregevole.

Più forte, certo, dell’indiscrezione di Dagospia circa il fatto che l’occhio nero del Cav. di qualche tempo fa col cazzo che era stata la pallina di Dudu. Piuttosto, Francesca Pascale incazzata nera per aver beccato il padrone di casa al telefono con una del bunga bunga — dice l’indiscrezione. Noi, che sul bunga bunga abbiamo costruito una battaglia per difenderci dal moralismo peloso e purruccone e dalla morbosità dello spiare dal buco della serattura, adesso ci preoccupiamo seriamente per una manata di gelosia.

L’immagine, del resto, è più esplicativa anche di Carlo Rossella, vanto deluxe del berlusconismo della prima ora, tendenza Martini con l’oliva, che sul Corriere di oggi descrive Renzi come una via di mezzo tra Machiavelli e Pico della Mirandola, qualunque cosa questo voglia dire.

Già a mettere in fila questi elementi (e ce ne sarebbero di altri) ne viene fuori un quadro desolante. Di tristezza proprio.

Ma poi arriva l’immagine, quella intorno alla quale sto girando nella speranza vana di costruire una specie di climax, anche se temo si tratti piuttosto di un tentativo di scacciarla dalla mente. L’immagine è questa: Giovanni Toti, nuovo spin doctor berlusconiano o quello che è all’interno dell’organigramma del partito non partito, che parla al Tg5 con, sullo sfondo, una libreria dell’Ikea sulla quale troneggiano le Garzantine nell’edizione allegata al Giornale qualche anno fa.

toti

Speriamo siano solo gli antibiotici.

L’uomo ha sempre avuto una spiccata passione per la provocazione. Certo questo non serve — non basta — a giustificare certe sue uscite, ultima quella di oggi su Benito Mussolini che avrebbe fatto anche cose buone ma peccato per le leggi razziali e l’alleanza con i tedeschi. Affermazioni del genere, di cui per altro già in passato aveva dato prova, sono sinceramente vergognose e non hanno giustificazioni che possano reggere. Non devono essere fatte, punto. Tanto meno da una persona che è stata più volte Presidente del Consiglio di una nazione democratica. Sia detto in modo anche un po’ brutale: affermazioni del genere fatte da un personaggio politico in Germania, ad esempio, finirebbero con il ritiro a vita privata e vergognosa di chi le ha fatte.

E però non facciamo i moralisti. Vero anche che non sono affermazioni come queste che possono far dubitare di un sincero antifascismo del personaggio — o, se preferite, che non possono far nascere sospetti di affiliazioni a gruppi, movimenti o anche solo ideali di dubbia natura e dubbio gusto. Insomma, sfido chiunque a dire che Berlusconi sia un personaggio sinceramente fascista. Ammettendo pure, per assurdo, che sia così, ci sono altri episodi che cozzano immediatamente con questa immagine: ce lo ricordiamo ancora tutti il 25 aprile del 2009, ad Onna, rendere omaggio alla festa della Liberazione col fazzoletto partigiano al collo. Se quella fu rubricata come “photo opportunity”, non si vede perché non possano essere rubricate come cazzate le affermazioni di oggi — e fatte salve tutte le premesse sull’inopportunità di certe affermazioni fatte prima.

C’è però da dire una cosa. Il Cavaliere che dice quello che ha detto provoca due reazioni immediate. La prima, ovviamente in negativo per lui: si attira, in un momento in cui ha evidentemente bisogno di tutt’altro, una certa antipatia che scatta come reazione incondizionata e comprensibile per i motivi di cui sopra. Insomma, è evidente l’assoluta inopportunità di affermare certe sciocchezze — speriamo vivamente che siano solo il risultato di una dose troppo forte di antibiotici ai quali pare sia sottoposto in questi giorni. La seconda, è che anche oggi è riuscito a catalizzare su di sé l’attenzione di tutto il circo politico e mediatico. Che è poi il risultato cui punta sempre. Anche se la speranza, almeno da queste parti, è che l’attenzione venga attirata per contenuti diciamo così più attuali e inerenti con le prossime elezioni. Ma sarebbe chiedere troppo.

Propagande elettorali.

Bersani_Manifesto

Propaganda elettorale n. 1. Giravo oggi pomeriggio per Milano. Nei sotterranei della metropolitana è tutto un tappezzare dei manifesti elettorali del Partito Democratico. Sui quali troneggia il faccione rassicurante di PierLuigi Bersani che si tocca il mento e la scritta: “L’Italia giusta”. Ora, non è che qui si voglia scrivere “W la rogna” e si sputi in faccia a chi si presenta con la faccia pulita. Però poi non si dia sempre e solo la colpa al solito Cavaliere se lo scontro si sta polarizzando come al solito tra i comunisti e i moderati (o gli evasori, a seconda di chi li indica). Non è il Cavaliere — non solo, almeno — a dire che chi non lo vota è un coglione, questa volta; sono loro, gli altri, quelli che ritengono di essere gli unici a stare dalla parte giusta dell’Italia e dare così per scontato che chiunque non stia con loro appartenga automaticamente alla parte sbagliata dell’Italia. E’ un vecchio vizio, quello di ritenersi i migliori. Anche se spesso il campo di eccellenza è quello del bacchettonismo, dell’ipocrisia un po’ pelosetta e del moralismo.

ambrosoli_manifesto

Propaganda elettorale n. 2. Giravo oggi pomeriggio per Milano. Nei sotterranei della metropolitana è tutto un tappezzare dei manifesti elettorali della lista dell’Avv. Ambrosoli, candidato del centrosinistra al Pirellone. Sui quali troneggia il suo faccione rassicurante, manco a dirlo con la mano che si tocca il mento. La posa è sempre quella. Il simbolo rappresentato contiene tre parole; se su due (lavoro ed Europa) c’è poco da dire, sulla prima ad apparire partendo dall’alto (ché anche l’ordine ha una sua importanza) si potrebbero fare due cose: stendere un velo pietoso o iniziare un trattato di snobismo. “Moralità”, quella è la parola. Ora, non è che qui si voglia scrivere “W la rogna” e si sputi in faccia a chi si presenta con la faccia pulita. E però non è nemmeno possibile che il primo che sia appena appena pulito inizi a menarla con la morale. Basta, non se ne può davvero più di gente che scambia il suo ombelico per il centro del mondo e — barbetta incolta, colletto inamidato e mano sul mento — vuole catechizzare, pardon: moralizzare, chiunque non la pensi come loro. Capisco che a sinistra la questione della moralità sia, da Berlinguer in poi, un fardello del quale è difficile liberarsi. Capisco anche l’aria di superiorità, i salotti buoni, la borghesia fantastica e le sciure milanesi, ma qui si rischia di morire se non proprio di mancanza di contenuti, di rottura di coglioni.

Poi dice Berlusconi.