Archivio tag: anteprima di giorgio dell’arti

L’Anteprima di Giorgio Dell’Arti.

Stanchezza per gli editori e i loro direttori che da una quarantina d’anni almeno puntano sulla grafica invece che sui testi, l’unica cosa che il lettore, quando va all’edicola, vuol comprare davvero. Conseguenza: pagine belle da guardare e vuote da leggere (confrontare un qualunque articolo degli anni Cinquanta o Sessanta e la quantità di informazioni che contiene con qualunque pezzo di oggi). In cinquant’anni di professione ho assistito a decine di riforme grafiche, in cui in genere s’è lasciato che i tiralinee facessero quello che volevano senza dargli mezza idea, e mai ho assistito a una discussione su come scriviamo, cosa scriviamo, perché scriviamo. L’unica strada, dato il livello non solo commerciale ma anche culturale (spirituale?) della crisi, m’è parsa quella di buttare via tutto e ricominciare daccapo. Non ho bisogno di allinearmi alla pubblicità, non ho il problema delle pagine a fronte. Inoltre: i primissimi giornali erano concepiti con l’idea che il lettore non avrebbe sfogliato, ma letto ogni singolo articolo da cima a fondo. Recuperare quell’ambizione? Qualcuno si impressiona ancora ai titoli strillati o agli scoop? Che fine ha fatto la nera? Invece di pensare a giornali con l’idea che tanto nessuno li legge, pensare a giornali per quelli che hanno ancora voglia (bisogno) di leggere? Disinteressarsi degli analfabeti, disinteressarsi dei cosiddetti giovani, disinteressarsi degli inserzionisti. Nove colonne su Pisapia che s’accosta a Bersani (o viceversa) o su Salvini che litiga con Berlusconi? Ha senso pubblicare ogni giorno la foto di Renzi o di Trump, una volta di profilo, un’altra di faccia ecc., solo perché a quell’altezza della pagina ci vuole una macchia? Pietroni mandava a chiamare gli autori degli articoli con la frase: «Fate venire quelli del nero». Come sopportare – mi si dice – quella colata di piombo? E allora la Frankfurter, e allora il New York Times? Target di riferimento: quelli che hanno smesso di comprare il quotidiano, e non perché c’è internet.

Così Giorgio Dell’Arti, nella sua Anteprima di oggi 7 dicembre, rispondeva a Silvia Botti, direttrice di Abitare, che gli chiedeva del perché di questa sua nuova iniziativa editoriale.

Intanto: Anteprima. Ci si iscrive qui. Dell’Arti promette che sarà gratuita ancora per tutto il mese di dicembre, poi a pagamento. È il suo nuovo progetto editoriale, «una spremuta di giornali» (come lui stesso l’ha definita) divisa in tre sezioni: il meglio dai giornali (Stamattina), l’agenda della giornata (Oggi) e un’anticipazione di quello che sarà (Domani, ma anche di quello che è stato 5, 10, 100 anni prima).

Un quotidiano di altri tempi, trasmesso con i mezzi odierni. Arriva tutte le mattine alle 7.30, ma Anteprima la si sarebbe potuta trovare su un foglio cinquant’anni fa – o su un settimanale stampato fino al 2016, poi misteriosamente sospeso. Un quotidiano che distilla il necessario: ciò di cui tutti parlano; la nera (scritta al solito come un mattinale della questura); il succo delle interviste (la buccia viene scartata); le lettere dei lettori; la cura per la scrittura e i giusti scrupoli linguistici ( «Avrò fatto bene, ieri, a correggere il “perchè” di Leopardi (con l’accento grave) in un “perché” moderno con l’accento acuto?», chiedeva Dell’Arti martedì 5 dicembre). Quello che sui giornali trovate spalmato su 60 pagine, qui lo avete in un’unica e-mail, ma l’obiettivo non è la velocità. Semmai lo sono la sostanza e la chiarezza. Qualche lettore ha scritto per lamentarsi di trovare Anteprima troppo lunga (ma un giornale va appunto letto, non sfogliato): la sintesi però sta nelle parole impiegate per dare la notizia, non nel tempo di lettura.

C’è bisogno di Anteprima, che come tutti i neonati ha ancora qualche problema (iniziando dalla formattazione, su cui c’è da lavorare: le tre sezioni vengono rese graficamente disomogenee, soprattutto sui telefoni). Del resto, molti problemi li hanno giornali con cento e passa anni di storia alle spalle. Come direbbe Dell’Arti – e confermerebbe qualche lettore: gli errori umanizzano.