Provvidenze rosse.

Al di là dell’idea che ciascuno di noi si sia fatto sul caso Weinstein e su tutto quello che ne è seguito (anche da noi in Italia), copio-incollo qui, a futura memoria e utilità, un passaggio tratto da un libro che sto leggendo in questi giorni:

Ora, si sa. In tutti i luoghi di lavoro c’è un bel po’ di scambi sessuali. Abbondano le leggende sugli amplessi consumati sopra fotocopiatrici, scrivanie, dentro ascensori, i racconti degli inequivocabili rumorini e strilletti che si possono sentire nei cessi di questo o quel luogo di lavoro. Il Pci era, per di più, un’organizzazione dalla mentalità militare e questo contribuiva a creare un clima per così dire da caserma. Le solidarietà cameratesche tendevano a tramutarsi rapidamente in crassa copula. A chi osservava dall’interno la realtà piccista pareva proprio che tutti e tutte rincorressero e si accoppiassero con tutte e tutti. Persino le segretarie più brutte, come una addetta al segretario provinciale che sembrava il Marty Feldman quando il servitore gobbo di Frankenstein junior, avevano i loro amatori.
Era soprattutto la generazione venuta al partito nella Resistenza ad avere questa ansia di sesso. Autorevoli e colti dirigenti rincorrevano le compagne intorno ai tavolini, vecchi e venerati sindacalisti lo facevano nell’armadio. Certo c’era un po’ di reciprocità: grasse virago coi baffi, ma con grande potere, arruolavano come cavalier serventi giovani e splendenti funzionari operai. E li riducevano a stracci.
Solo pochi riuscivano a mantenere all’interno quel tratto di austero puritanesimo che all’esterno, nonostante tutto, il Pci continuava a trasmettere come segno dello stile dei suoi dirigenti.

Il brano è tratto da La provvidenza rossa, un bel libro di Ludovico Festa uscito l’anno scorso per i tipi di Sellerio. È un giallo ambientato a Milano nell’autunno del 1977 e racconta dell’omicidio di una giovane fioraia milanese, Bruna Calchi, militante comunista. L’episodio violento, come pure i nomi citati nel romanzo, sono di fantasia; a non essere di fantasia è invece il contesto storico, che Festa conosce bene essendo lui stesso stato un dirigente milanese del Pci e che qui viene narrato con dovizia di particolari. Il brano sopra citato, in sé, non significa nulla; né l’autore – e tanto meno il sottoscritto – vogliono qui usarlo per evidenziare alcunché in quel contesto storico e nei suoi protagonisti. Forse qualcosa nel contesto della vita, ma dando un’informazione e astenendosi da ogni giudizio.