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Poi ne riparliamo, magari in privato

Claudio Giunta su IL mette un punto fermo sulla libertà, sacrosanta, di dire la propria ma anche di tacere, talvolta:

Avere qualcuno con cui parlare, qualcuno di intelligente, più intelligente di noi, è uno degli ingredienti della felicità – e se non della felicità almeno della soddisfazione – personale. Ma la conversazione nella sfera pubblica è una cosa diversa. Chi entra in una conversazione in senso lato politica ha già un’opinione salda nella testa, e ben difficilmente la cambierà, anzi, le obiezioni dei suoi interlocutori lo porteranno a rendere quell’opinione ancora meno sfumata, specie se la conversazione avviene in pubblico, perché in quasi tutti l’amore di sé, la smania di ben figurare, prevale sull’amore per la verità: discutendo col prossimo non si vuole raggiungere una conclusione condivisa, non si vuole arricchire, complicandolo, il proprio punto di vista, si vuole vincere. All’epoca di Lasch e di Montale era difficile fare la controprova, cioè vedere quale sarebbe stato il tono di un dibattito “diffuso” e democratico, ma oggi questa controprova è possibile farla perché il dibattito diffuso ha trovato il suo recipiente ideale, come l’acqua nella bottiglia, nei social network. Non è una controprova che lasci molto spazio all’ottimismo.


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