Archivio mensile:Ottobre 2016

Difendere il latino e il greco per difendere un metodo di ragionamento.

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Luca Ricolfi spiega sul Sole 24 Ore i motivi che l’hanno spinto a firmare l’appello — «il primo (probabilmente l’unico) della mia vita» — contro l’abolizione totale o parziale della traduzione dal greco e dal latino nell’esame di maturità del Liceo Classico.

La sua, spiega Ricolfi, non vuole essere la difesa in sé della classicità delle due materie in questione. Ma una riflessione più ampia, che s’inserisce nel dibattito su quanto l’asticella della «protezione da ogni sfida che possa mettere [i nostri ragazzi] davvero alla prova» debba essere ancora abbassata e su quanto, al contrario, «non vogliamo privar[li] delle capacità di cui prima o poi avranno bisogno».

Ricolfi crede che la vera ragione per cui si vuole abolire la traduzione dal greco e dal latino

non sia l’incapacità di apprezzare la cultura classica, o la volontà di promuovere la cultura scientifica, o il desiderio di modernizzare e svecchiare la scuola. No, la vera ragione è molto più terra-terra: la traduzione dal latino e dal greco, insieme ad alcune parti della matematica (nei casi in cui vengono effettivamente insegnate), è rimasto l’ultimo compito davvero difficile della scuola secondaria superiore. È questo, semplicemente questo, che rende attraenti le tesi degli abolizionisti. È questo che – prima o poi – consentirà loro di imporsi. Perché, non nascondiamocelo, la domanda degli studenti e delle loro famiglie non è di alzare l’asticella, ma di abbassarla sempre più, come in effetti diligentemente facciamo da almeno quattro decenni.È questo, il livello dell’asticella, che fa la differenza fra una buona scuola e una scuola mediocre. Ed è questo, la tenace volontà di tenerla bassa, il non-detto che accomuna buona parte delle innovazioni nella scuola e nell’università. Se così non fosse, alla progressiva erosione dello spazio del latino e del greco, con la soppressione dell’analisi logica nella scuola media inferiore, la scomparsa quasi universale della traduzione dall’italiano, l’istituzione di licei scientifici “ma senza latino”, si accompagnerebbe l’introduzione di soggetti ritenuti più interessanti, o più utili, o più formativi, ma altrettanto impegnativi. Giusto per fare qualche esempio: studio del cinese, compresi gli ideogrammi; logica e calcolo simbolico; teoria della relatività; meccanica quantistica; filologia classica o moderna; algebra astratta; linguaggi di programmazione evoluti (al posto del ridicolo insegnamento del pacchetto Microsoft Office).

 

Didascalia

Parole spese. Talvolta giuste, altre meno. Parole di elogio, parole esagerate.

Poi, verso la fine della coda di topo degli elogi funebri, arriva lui. Il bambino che smania di fare bella figura nella classe in cui i suoi compagni gli sono superiori, o comunque lui ha sviluppato nei loro confronti un malcelato complesso di inferiorità. Comprensibile la sua voglia di trovarsi nel momento giusto per dire la cosa giusta. Solo che prima definisce, inutilmente e  fuori contesto, «ingrato» il paese in cui vive; poi–forse perché a lui il Nobel non lo daranno mai nemmeno con i tempi che corrono–più ignaro che dimentico del fatto che un giullare, pur bravo, è uomo di corte per definizione, si affretta a dire che il defunto gli ha insegnato «a non essere cortigiano» e «ad essere indipendente».

Segue prova fotografica del perché, al bambino smanioso, non hanno chiesto dichiarazioni ai funerali di  Carmelo Bene o Paolo Poli.
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