Ciao, Foglio dei Fogli

Così, intorno alle cinque di una domenica pomeriggio, Giorgio Dell’Arti annuncia ai suoi amici di Facebook che quello di domani, lunedì 26 settembre 2016, sarà l’ultimo numero del Foglio dei Fogli, detto anche «Foglio rosa» (per via della carta color salmone), o «Foglio del lunedì» perché in quella particolare edizione esce solo il primo giorno della settimana e nulla ha a che vedere con il tradizionale quotidiano degli altri giorni.

Una doccia fredda. Il Foglio dei Fogli – resto affezionato alla prima denominazione – rappresenta un caso unico nel panorama editoriale quotidiano italiano: una raccolta – curata da Giorgio dell’Arti e dalla sua redazione – di quanto di meglio pubblicato nel corso della settimana precedente sulla stampa cartacea (e negli ultimi anni, web) italiana. Ma anche l’unico giornale nel quale un argomento, l’apertura di prima pagina, è raccontato al lettore con un particolare taglia e cuci del quale Dell’Arti e i suoi ragazzi sono diventati, negli anni, maestri e cerimonieri unici. Vittorio Feltri di Dell’Arti scrisse che era l’unico giornalista capace di raccontare in quattro pagine quello che il Corriere della Sera non riusciva a fare in quaranta. Niente di più vero.

Del Foglio dei Fogli ricordo anche la colonna dei delitti, dove i casi di cronaca sono riscritti come con stile asciutto e senza l’uso di inutili aggettivi (una raccolta, incompleta, la trovate nel formidabile Coro degli assassini e dei morti ammazzati, uscito anni fa per i tipi di Marsilio). Proprio i «delitti» sono diventati, con gli anni, la prima cosa che leggo il lunedì mattina, nonché una palestra e un corso di giornalismo insieme. Se riesci a raccontare un caso di cronaca nera alla maniera dellartiana, significa non solo che sei un buon giornalista ma anche che potremmo fare a meno di giornali che tutti i giorni escono con quaranta pagine. Purtroppo pochi ne sono capaci.

Sono affezionato al Foglio e lo sono al Foglio dei Fogli. Perché era proprio lunedì la prima volta che ho acquistato il quotidiano allora diretto da Giuliano Ferrara. Era lunedì quando lessi un annuncio nel quale Giorgio dell’Arti scriveva di avere «bisogno di una mano». Fu il lunedì successivo quando mi chiamò una sua redattrice per propormi di collaborare alla revisione delle biografie che avrebbero dovuto comporre l’edizione 2016 del Catalogo dei viventi e che nel frattempo hanno trovato spazio sul sito di storia Cinquantamila.it, diretto dallo stesso Dell’Arti.

Non so quali siano i piani di Claudio Cerasa a partire da lunedì 3 ottobre. Oggi non mi interessano. Il Foglio dei Fogli era un raro esemplare di giornalismo di qualità, dove la qualità risiedeva nel sapere come e in che modo combinare quanto di buono la stampa italiana ancora produce, nonostante tutto. Il Foglio dei Fogli è stato per vent’anni – compiuti di recente – quel selezionatore del flusso informativo di cui oggi tutti gli esperti di mass media si riempiono la bocca. Era e non c’è più.

Un caro saluto.