in Principale

Pensierini sui (primi) vent’anni del Foglio (e tanti auguri).

Foglio_prima paginaRicordo ancora la prima volta che lo acquistai. Era un lunedì dei primi mesi del 2004, a Milano faceva freddo. Che fosse lunedì lo ricordo per due motivi: la carta color salmone, e il fatto che l’altro giornale che in quei mesi avevo preso a leggere assiduamente il lunedì non usciva. Vagamente ricordo anche la storia di copertina: una ricostruzione con ritagli di altri giornali a tema class action e, sotto, un editoriale siglato con un disegno; una cosa che non avevo mai visto. Al terzo lunedì di seguito abbandonai l’acquisto dell’altro giornale, e cominciai quindi a comprare Il Foglio anche il martedì, il mercoledì, e così via. Non la domenica: c’era già stato un tentativo di fare un domenicale culturale (poi assorbito nell’inserto del sabato) e, qualche anno più tardi, si farà un altro tentativo di uscire anche la domenica che durerà lo spazio di qualche mese. La domenica ci si riposa, pensavo.

Divenni ben presto un «fogliante», come si chiamano tra loro i membri della comunità di lettori, redattori e collaboratori del quotidiano fondato da Giuliano Ferrara, che lo ha diretto fino al febbraio dello scorso anno quando ha passato il testimone a Claudio Cerasa. Lo leggevo dalla prima all’ultima riga; anche gli articoli che trattavano di argomenti che non mi interessavano, anche le previsioni del tempo (fin quando le pubblicarono), anche i due colonnini de “La Giornata” (in estrema sintesi, tutto quanto accaduto il giorno prima). Iniziai ad appassionarmi a questa o quella firma, in un periodo in cui gli articoli non firmati erano ancora la maggior parte (una delle cose che, oggi, rimpiango di più). Provai, qualche volta, a mandare timide lettere alla rubrica di pagina quattro – e qualche volta mi riuscì anche di sopravvivere alla sorte del cestino della carta straccia: un trionfo, quando qualche altro fogliante ti chiamava al telefono per congratularsi. Funziona così, nelle cricche più o meno invasate di qualcosa, e come scrisse scherzosamente il compianto Edmondo Berselli nel suo formidabile libro di qualche anno fa Venerati maestri, col Foglio Ferrara aveva «reato un suo partito, di idolatri, di adoratori, di feticisti, di “tennici”, come diceva Benni, che la domenica, quando Il Foglio non esce, soffrono gravi crisi di astinenza e vanno nei pochi bar aperti ad attaccare un bottone su Emma Bonino o sulla pillola abortiva e l’embrione».

Ho molti ricordi legati al Foglio, che ieri ha compiuto vent’anni. Ricordi di lettore di un giornale che in qualche modo ha formato, e continua a formare, la mia coscienza critica e il mio modo di vedere le cose – sempre da più angolazioni, come ricorda il fogliante doc Mattia Feltri («Giuliano ci ha insegnato che le cose non si guardano soltanto da davanti ma di lato, di dietro, da sopra»). E ricordi legati anche a quelle poche esperienze editoriali che vanno oltre questo blog: fu grazie ad un annuncio pubblicato sul Foglio che entrai in contatto con Giorgio Dell’Arti e gli diedi una piccolissima mano ad aggiornare il suo Catalogo dei viventi.

Qualcuno ogni tanto mi dice che avrei dovuto fare l’avvocato, perché quando argomento mi appiglio a questa o a quell’altra cosa in maniera piuttosto convinta e, alla fine, convincente. Una piccola parte di questa caratteristica la devo sicuramente al Foglio, alle sue battaglie, ai suoi argomenti anche quelle rare volte che non sono stati i miei argomenti. Così come devo al Foglio una cura maniacale della forma linguistica: ho in odio la semplificazione e la sciatteria, e cerco di tenermene distante il più possibile non solo quando scrivo, ma anche e soprattuto quando leggo.
Come in tutte le grandi e durature relazioni, anche io ho avuto qualche momento di stanca con questo quotidiano: non sempre mi riusciva di seguirlo sottoscrivendo tutte le battaglie. A volte, su certe questioni, mi sembra(va) fin troppo puntiglioso. Poi si impara a convivere anche con il carattere dell’altro, soprattutto quando in lui vedi molti dei tuoi difetti.

Se oggi difendo strenuamente molti dei temi che mi stanno più cari – e se, allo stesso modo, guardo con occhi critici ma non schifiltosi a tutto ciò che non è nelle mie corde –  lo devo a queste quattro pagine quotidiane. Pagine immuni da ogni conformismo, compreso quello di voler apparire ostentatamente anticonformisti.

Grazie Foglio, e tanti auguri per almeno altri vent’anni di letture appassionate.