Archivio mensile:Aprile 2014

Dischi che non lo sono.

Il gioco più divertente era chiamare un mio amico genovese e chiedergli che cosa volessero dire le parole di quelle canzoni. Io sapevo che lui s’infastidiva: quello di infastidirsi se pressati da troppe domande è un tic che hanno tutti i genovesi, sia detto simpaticamente. Ci divertivamo così. Almeno, io mi divertivo. Credo che col tempo l’abbia capito: mica lo infastidivo con cattiveria. A me interessava davvero sapere cosa volessero dire quelle parole. Perché io ero — sono, ancora — innamorato di Crêuza De Mä di Fabrizio De André.

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Black Sabbeth

Cioè Beth Gibbons – che non ha bisogno di presentazioni – e i Gonga – che, essendo io fuori dal giro del metallo da qualche anno, non ho la più pallida idea di chi siano. Scrive Stereogum (e io sono nessuno per poter giudicare):

Gibbons fits the song perfectly, and her voice is as pretty and sinister as it was on Portishead’s incredible reunion album Third several years back.

La finta-vera serialità di Maurizio Cattelan

La prima volta che mi sono scontrato con l’opera di Maurizio Cattelan è stata in occasione dei famosi bambini impiccati agli alberi di piazza XXIV Maggio a Milano. Ne scrissi nel mio primissimo blog, ospitato su una piattaforma che non esiste più quindi niente link. Non l’avrei comunque messo, il link, visto che si trattava di una stroncatura di quelle di cui ci si vergogna anche a distanza di 13-14 anni: una roba del tipo «penserete mica che sia questa l’arte» ecc ecc, scritta senza la minima criticità e con il piglio polemico di un ottantenne — detto con tutto il rispetto che si deve agli ottantenni.

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Salve, mi dà “Aste & Concorsi”?

Sta facendo molto discutere un articolo del direttore de La Gazzetta Del Mezzogiorno Giuseppe De Tomaso. Il quale, in maniera molto diretta e con uso di terminologia imbottita di viagra, va contro lo stop all’obbligo di pubblicazione di aste e gare d’appalto sui giornali quotidiani imposto da Renzi nella famosa conferenza stampa in cui annunciava i tagli del suo governo.

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Al prossimo che me lo chiede risponderò che il mio gruppo preferito sono i Clash.

Girava un test l’altro giorno, credo su Buzzfeed ma sono pigro e non ho voglia di andare a cercare, per calcolare quanto una persona sia snob in musica. L’ho fatto e il risultato è stato un punteggio di 41 su 100: pensavo bastasse a scongiurare il rischio, l’accusa dalla quale sono sommerso pressoché quotidianamente da famigliari, fidanzata, amici, colleghi ecc, di essere considerato a tutti gli effetti uno snob musicale con tanto di certificato rilasciato da un test acchiappa-click. Ma ecco invece che quelli del test non si sono risparmiati dal dirmi che, nonostante un punteggio al di sotto della metà, ero comunque snob, per giunta uno di quelli che gli altri «considerano un esperto» di musica.

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Di ventennale in ventennale

Tipo che sono settimane che ce la menano col ventennale della morte di Kurt Cobain. Hanno iniziato un mese prima, temo finiranno un mese dopo. Da parte mia, mai pensato ci fosse alcunché da festeggiare: in quanto a colonna sonora di una generazione, quella passata alle cronache come la Generazione X, avevano detto molto di più i Mother Love Bone (Chloe Dancer/Crown Of Thorns è la colonna sonora di quegli anni, essendo resistita più di una stagione e in fondo grazie anche al film Singles di Cameron Crowe).

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In Liverpool on sunday.

L’altro giorno discutevo con qualcuno del fatto che gran parte della mia formazione musicale (la gran parte più nozionistica) sia dovuta alla lettura matta e disperatissima delle riviste di musica in giovane età. Con un enorme, debilitante, handicap: dai 13 ai 18 — e cioè il periodo più matto e più disperatissimo — leggevo solo riviste metal. Ero un metallaro, seppur già all’epoca abbastanza provocatorio e polemico con l’ortodossia metallica. Le compravo tutte, quelle riviste: Metal Shock, Metal Hammer, Flash, Hard, Psycho! (quella che amavo di più, facile intuire perché) e le leggevo dall’inizio alla fine. Anche le interviste e le recensioni ai gruppi che non conoscevo venivano divorate: così, quando tra amici si parlava di quel tal gruppo che però non avevo mai ascoltato, potevo salvarmi in corner snocciolando informazioni lette nelle recensioni e non fare la figura del babbeo.
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