Novembre 29, 2011

Nessuno riesce a spiegare perché bisogna spegnere il telefono in volo.

La questione è nota a chiunque abbia preso un aereo. Al momento del decollo e a quello dell’atterraggio ci viene chiesto di spegnere ogni tipo di dispositivo elettronico. Cellulari e apparecchi genericamente connessi ad una rete, nonché lettori di dispositivi ottici, devono inoltre essere tenuti spenti sempre, dall’inizio alla fine del volo (ad esclusione di quelli in grado di inibire gli accessi alle reti, come gli iPhone o gli iPad che possono essere impostati su precise modalità “di volo”). La domanda che tutti ci facciamo non appena udiamo la richiesta è: perché? La risposta che ci viene data più di frequente — e, al di là di fantasiose ipotesi anche la più accreditata — è che in questo modo le frequenze emesse dai nostri dispositivi non disturbano le comunicazioni di volo e non interferiscono con i circuiti elettronici dell’aereo.

Un interessante articolo di Nick Bilton sul New York Times in queste ore sta riaprendo il dibattito in rete circa le cause di questo spegnimento forzato. La prima cosa che viene fatta notare è una semplice stima: pur se un dato preciso è, per ovvie ragioni, impossibile da stabilire, è verosimile che una percentuale di passeggeri non obbedisca, e tenga quindi acceso un apparecchio telefonico o uno dal “rischio” simile:

712 million passengers flew within the United States in 2010. Let’s assume that just 1 percent of those passengers — about two people per Boeing 737, a conservative number — left a cellphone, e-reader or laptop turned on during takeoff or landing. That would mean seven million people on 11 million flights endangered the lives of their fellow passengers.

Ovviamente nessun incidente aereo del 2010 ha dimostrato di avere cause attribuibili all’uso di un telefono durante il volo (e, fa notare maliziosamente l’autore, lo stesso si può dire per il 2009 e il 2008 e così via). Così come è evidente che se un telefono cellulare rappresentasse un pericolo concreto per la sicurezza, esso non verrebbe imbarcato o sarebbe requisito dal personale per poi essere restituito al proprietario una volta atterrati. Per quanto riguarda le interferenze, viene citato uno studio condotto dal Radio Technical Commission for Aeronautics nel 2006 secondo il quale non è mai stato verificato che un telefono possa interferire con gli strumenti di volo; ma, non essendo nemmeno stato verificato il suo contrario, ovvero la non interferenza, è prassi che nel dubbio venga applicato il margine di errore minimo, obbligando così i passeggeri a spegnere i dispositivi.

Viene inoltre fatta notare una pesante contraddizione, quando viene permesso di accendere, e poi spegnere, un dispositivo elettronico durante la fase di volo (esclusi quindi decollo e atterraggio):

According to electrical engineers, when the electronic device starts, electric current passes through every part of the gadget, including GPS, Wi-Fi, cellular radio and microprocessor. It’s the equivalent of waking someone up with a dozen people yelling into bullhorns.

Non solo: Michael Altschul, vicepresidente della CTIA, afferma giustamente che le frequenze di comunicazione utilizzate tra aerei e torri di controllo sono differenti da quelle per uso commerciale e che la schermatura degli aerei è tale da non permettere interferenze.

Nemmeno James Fallows, apprezzato columnist dell’Atlantic nonché pilota, riesce a togliere i dubbi. Dopo aver affermato che lui stesso quando pilota utilizza iPad e altri strumenti elettronici (anche per consultare più agevolmente le carte di volo), nonché tiene il telefono acceso (e una volta l’ha anche usato per contattare la torre di controllo), si rassegna e, definite queste recole “completamente inutili”, ammette che il suo comportamento è differente a seconda che si trovi in cabina di comando o seduto al posto 38F:

I’ll keep my cell phone, iPad, computer, GPS, and noise-cancelling headsets all switched on when I’m actually sitting in a cockpit — and obey the (irrational) orders to switch them off when I am in seat 38F.

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